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Scholè

Lo spirito della scholè connota la filosofia della C-School. Scholè, otium in latino, denota quello spazio della vita e delle attività umane libero da costrizioni e contingenze, svincolato dalla necessità e dal quotidiano, alimentato dall’energia dell’Eros e diretto da una Nous libera da scopi predeterminati. È definita dal suo contrario (ascholia, negotium), richiamato nel mito di Sisifo, uomo che usa la mente per vantaggio personale, e finisce col vivere condannato a fatiche eterne, prive di ogni dimensione “erotica”, intellettuale o morale. Le forze che riducono Sisifo in schiavitù, anche oggi privano di senso l’ingegno dell’uomo e ne strumentalizzano le passioni.

Una vita di scholè ci protegge dalle insidie alla nostra libertà, in primo luogo epistemiche, nate all’incapacità di rapportarsi col reale che nasce dall’ascholia.

Disse Aristotele che le repubbliche incapaci di vivere una vita di scholè sono destinate al collasso: al centro di ogni sistema sociale dovrebbe esserci una scholè, luogo di rigenerazione della conoscenza, aggiornamento delle mappe, ricostruzione dei modelli e delle narrazioni, raccolta delle sensazioni e dei sentimenti esperiti dai viventi, rielaborazione delle eredità del passato, ordinamento armonico, in una parola di creazione dell’essere.

I 7 percorsi

La pratica della scholè prevede un cammino introduttivo con cui i contesti dei partecipanti vengono trasferiti dalla classica visione descrittiva e analitica di un contesto persistente, a una visione di sistema, di cui enfatizzare gli aspetti dinamici e trasformativi attraverso l’osservazione da punti di vista diversi ma integrabili. Il cammino si struttura lungo sette percorsi interconnessi,  ognuno dei quali descrive l’attuale fase di transizione da una prospettiva diversa, e nel confronto tra loro disegnano una mappa in cui cogliere vincoli, rischi e opportunità.

Nuovi punti di vista sulla realtà, nuovi fattori inducono una profonda revisione di concetti e prassi consolidate, per proiettarsi oltre la consueta separazione tra discipline, settori, ruoli, e oltre le resilienze culturali e organizzative.

La connessione di esperienze e iniziative diverse diventa una chiave per una sostenibilità realizzata attraverso l’emersione del nuovo e la riduzione dei rischi sistemici (innovability).

Dopo l’iniziale fase ricognitiva delle coordinate vocazionali dei partecipanti, e dopo quella della “conoscenza ibridata” con casistiche e testimonianze esterne, si entra nella fase generativa della co-creazione (CREAPS, Creative Pre-feasibility Studies), un laboratorio di progettualità permanente, inclusivo e iperconnesso: una piattaforma virtuale, snodo di reti espansive di connessioni e di potenzialità.

Il Design è l’approccio prevalente con cui si alimenta la prassi della “connessione”, attraverso la sua geografia multi-layer, il suo essere aggregatore, catalizzatore e acceleratore di idee e di risorse, mediatore ed esaltatore di culture, in grado di provocare l’emersione di inattese identità, di nuovi made in o designed for, di nuove reti di produzione e di consumo, nuove utenze, nuovi feed-back, nuovi attrattori, riti e comportamenti.

Il format è stato sviluppato da Diotima Society allo scopo di rendere viva la percezione dell’impatto e della complessità dell’attuale trasformazione, e si avvale di esperienze simili  in molteplici contesti.

La sessione mette a confronto i nuovi sviluppi tecnologici con una visione complessiva dell’evoluzione digitale, che coinvolge ogni aspetto della nostra vita e costituisce un fattore di disruption delle strutture economiche e istituzionali storiche.

Stiamo passando da un’impresa “modello macchina” a un’Impresa “modello vivente”; la strategia e organizzazione d’impresa incontrano i nuovi scenari degli ecosistemi, in cui il valore dei patrimoni e i fattori di successo emergono da prospettive nuove e diverse.

L’imprenditorialità si gioca sull’innovazione e sulla creatività molto più di un tempo, il design thinking si afferma come lo stile di pensiero adatto a decisori, innovatori, strateghi – di pari passo con la crescita dell’intangibile: una nuova cultura per una nuova impresa.

Le opportunità e le minacce di una realtà espansa nel mondo cyber richiedono una configurazione organizzativa e relazionale non convenzionale, in cui la sicurezza tradizionalmente garantita da barriere è superata della pervasività rizomatica e ridondante degli ecosistemi.

Per Polis si intende sia la città, sia il contesto delle dinamiche sociali e politiche. Quali sono i contesti in cui si formano nuove interazioni e nuove intermediazioni? I protagonisti del cambiamento delle città lo sono anche di un rinnovato sviluppo imprenditoriale.

La missione dell’impresa è generare ricchezza: come si genera ricchezza nel nuovo paradigma? Da un lato le aziende incumbent, distressed assets e sticky resources;  dall’altro piattaforme emergenti, crescita dell’intangibile, accelerazioni esponenziali. In parallelo, la formazione di community, che sono oggi sia i nuovi patrimoni (delle imprese e non solo), sia i nuovi mercati (nuove forme di comunicazione e di engagement): nuove formidabili opportunità emergono dall’incontro di saperi, passioni, intraprese.

Nella società digitale lo scibile espresso in forma esplicita è accessibile in modo veloce e diffuso, la società contemporanea lo crea in continuo e si riflette in esso. Non è più un insieme di corpi di conoscenza da trasferire da una generazione all’altra per perpetuare una certa forma di società. Nello stesso tempo la capacità di apprendere, di interpretare, di comunicare diventano centrali in un contesto di life-long learning, in cui education e cultura diventano più che mai l’essenza di ogni economia e di ogni politica. Da qui la necessità di ripensare l”education”, i suoi luoghi e i suoi tempi, come percorso aggregante e generativo, lungo cui le culture scientifica, umanistica, economica si riconnettono in un dimensione in cui scompaiono le distinzioni tra teoria e prassi, e tra studio e lavoro.